Il vintage è dentro di noi | Nine Fingers One Toe

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 maggio 2012 nella categoria life

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Il vintage è dentro di noi

Quello di ‘ordine’ è un concetto astratto che non ha assolutamente nulla di oggettivo.
Sarà anche una banalità ma è pur sempre un fatto.
Ne consegue che il ‘fare ordine’ conserva la stessa caratteristica di soggettività. Consequenzalità perfetta.
Il tutto è archiviato alla voce “argomentazioni di cui il teenager abusa pur di non fare quello che gli è stato chiesto” e certe cose io le so.

Da pseudo-adulta, mi sono scoperta interessata ai diversi approcci metodologici utilizzati quando si sistemano le cose, più che altro per fare della fenomenologia da due lire.
A me, per esempio, il metodo manca proprio: la mia attitudine ordinatrice è a metà strada tra quella di un trivellatore di pozzi petroliferi = scavo finchè non trovo quello che mi occorre, e quella di un archeologo = gioisco al ritrovamento dell’antico e del dimenticato.
Va da sè che le pulizie quotidiane a casa risultano di una noia infinita: troppa prevedibilità e poco brivido.
Pulire il bagno non ti regala le stesse emozioni dell’aprire il baule della nonna in solaio, è lampante; se così non fosse andrebbero riscritte pagine e pagine di letteratura sostituendo la luce polverosa e i lucchetti arrugginiti con anticalcare e guanti di gomma, col rischio che magari le suddette pagine ci guadagnino. Chissà.

Fortunatamente in questo periodo passiamo più tempo qui in Val di Non che a Milano, il che ci regala entusiasmanti e quotidiani ritrovamenti degni di essere riportati.

Adoro la manualistica; dev’essere per il rassicurante positivismo che ne impregna le pagine. Per me che voglio tornare ad un sapere del fare, in tutti i campi, è manna purissima. Che poi, a ben guardare, l’allevamento delle lumache è una cosa estremamente sensata (il Cile c’ha fatto una fortuna) per una che cura la tosse con lo sciroppo di lumache e usa l’Elicina come antirughe.
L’aggettivo “redditizio” in copertina è tentatore.

Quest’esemplare di BLIP, per giocare al “tennis digitale”, mi ricorda che c’era un tempo in cui il videogioco non implicava il tedioso coinvolgimento altrui a mezzo di aggressivi inviti a regalare un rastrello su facebook e men che meno la costruzione di eventi sociali attorno alla console casalinga. Rimpiango quei momenti di sano ed completo isolamento davanti ad uno schermo che ‘grafica accattivante’ faceva diverso.

“Come vivere con un cane nevrotico” di Stephen Baker, illustrazioni di Eric Gurney, edito da Rizzoli nel 1961.
Come mettere nel frullatore 4 bassotti per 1 danese, la settimana enigmistica e carosello e schiacciare PULSE.

Una selezione che dimostra che questo pavimento ha conosciuto le vibrazioni dello shake.
Anche se mi piacerebbe sapere a cosa, esattamente, faceva da colonna sonora il Mago Zurlì – il cui styling imbarazzante spero torni a perseguitare Umberto Eco nel sonno (a lui si deve la trasmissione in tv del medesimo mago).

Tutto questo per dire che capisco e subisco il fascino del vintage che si compra nei mercatini e nei negozi alla moda, ma -alla fine- la borsetta della nonna vince sempre. Perchè è della nonna, mica per altro.

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